Successful aging


I lavoratori anziani sono, e saranno sempre più in futuro, una parte crescente della forza lavoro. Il senso comune considera l’invecchiamento un criterio di per sé sufficiente per giustificare la “rottamazione” del lavoratore. Secondo la psicologia dell’arco di vita, ogni individuo è costruttore del proprio sviluppo e del proprio invecchiamento.

Baltes e Baltes (1991) descrivono il modello di successful aging, dove tenendo conto della variabilità interindividuale e la plasticità intraindividuale, s’individua e si utilizza in modo flessibile il “potenziale” di riserve psichiche da poter utilizzare nell’invecchiamento. Gli autori descrivono che la chiave per un invecchiamento di successo sarebbe di applicare strategie adeguate e di dominio affettivo e cognitivo sul declino inevitabile legato all’età (Baltes e Baltes 1980; Laicardi e Pezzuti 2000). I punti descritti dagli autori consistono in:

  • le differenze tra invecchiamento normale, ottimale e patologico;
  • la grande variabilità interindividuale;
  • le riserve latenti e i loro limiti;
  • le strategie basate sulla conoscenza e la tecnologia per far fronte alla decadenza del funzionamento cognitivo;
  • il venire meno dell’equilibrio tra guadagni e perdite;
  • il fatto che l’idea di sé può rimanere positiva.

Il primo punto si rifà alla distinzione dell’invecchiamento (primario, secondario e terziario), in quanto è costituito dalle possibili patologie fisiche e mentali che accompagnano l’invecchiamento, che a volte si intrecciano con i normali processi d’invecchiamento.

Il secondo punto va ad analizzare le influenze per un invecchiamento di successo, quindi le variabilità individuali. Una parte consistente delle differenze è biologica, l’altra dipende da fattori ambientali e un’altra ancora dalla storia personale. L’individuo, per raggiungere un invecchiamento di successo, potrà, in linea teorica, modificarle in funzione di una possibile prevenzione.

Il terzo punto riguarda le “riserve latenti”, si è notato che esse si potenziano o comunque si hanno effetti positivi nel momento in cui l’anziano, tramite l’apprendimento o l’esercizio, migliora qualche abilità fisica o mentale.

Il quarto punto si riferisce all’uso di conoscenze pregresse e radicate nel tempo per far fronte alle perdite di funzionamento dell’intelligenza fluida. Su questo punto, diversi autori hanno confrontato gruppi di anziani esperti con giovani meno esperti, notando che i giovani erano caratterizzati da una maggiore rapidità di decisione e di esecuzione, invece i vecchi ottennero risultati simili, perché essi compensavano con la propria conoscenza di strategie e scenari consolidata negli anni. Per conoscenza s’intende sia l’esperienza individuale ma anche i prodotti culturali, comprendendo anche i supporti tecnologici esterni alle abilità personali in declino. Nell’età anziana il rapporto guadagno-perdite, presente in tutte le età, tende maggiormente verso le perdite. In questo caso invecchiare bene vuol dire adattare le proprie aspettative in funzione alle perdite, prevedendone il loro andamento. La società può sopperire gli effetti delle perdite aumentando le offerte di risorse.

L’ultimo punto, l’idea di sé positiva, viene sottolineato dagli autori, in quanto il mantenimento positivo dell’autostima, la fiducia nelle proprie competenze e autoefficacia, il senso di controllo sulle proprie azioni e sull’ambiente, concorrono a determinare la soddisfazione di vita soggettiva. Questa visione positiva è favorita sia dalle condizioni favorevoli di salute e benessere, sia da un processo di confronto sociale positivo se si prende in considerazione le aspettative e gli obiettivi della propria coorte d’età. Questa serie di piani definiscono la successful aging, che si realizzano tramite tre indicazioni strategiche (SOC): selettività, ottimizzazione e la compensazione.

La selettività indica la necessità di concentrarsi su alcuni ambiti delle proprie competenze e delle proprie azioni che si vuole preservare il più a lungo possibile, per raggiungere un alto livello di funzionamento nei limiti imposti dalle risorse biologiche e ambientali disponibili. Fatta questa scelta, segue la seconda strategia, l’ottimizzazione. Essa prevede, che tramite l’esercizio e le capacità residue di apprendimento, il mantenimento e il perfezionamento delle abilità personali implicate. Questo implica che per raggiungere i propri obiettivi, è necessario un utilizzo ottimale delle proprie risorse personali e sociali disponibili. La compensazione è lo sviluppo di adeguate strategie in grado di sopperire alle perdite, utilizzando le risorse residue, siano esse personali, cognitive, affettive o sociali. Von Faber e colleghi (2001) pongono un modello nel quale il successo d’invecchiamento, è determinato da un continuum di adattamenti alle situazioni, è strettamente legato al benessere. Ed è proprio negli adattamenti che si attuano ai cambiamenti, che le persone costruiscono positivamente l’invecchiamento stesso.

Dott.ssa Simona Pala

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